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Ancora Europa

Il popolo della Gran Bretagna ha deciso di uscire dall’Europa, una scelta non inaspettata ma nello stesso modo drammaticamente dolorosa. Anche se avessero vinto di stretta misura i remain le cose non sarebbero cambiate di molto. Fa una certa impressione vedere nelle foto pubblicate sui siti web e sui giornali, gruppi di britannici che esultano per essere usciti dall’Europa e vari esponenti politici di altri Stati europei parimenti rallegrarsi della separazione e auspicare che anche il proprio Paese esca dall’Unione. Cosa succede? Perché la separatezza, il ritorno alle divisioni nazionali e regionali sembrano avere insensatamente il sopravvento? Quale è l’idea di futuro, il programma, il respiro culturale di una Europa disgregata, indebolita sulla scena internazionale, senza una visione più alta e lungimirante? Credo che la causa principale risieda nel dilagare di un populismo egoista e demagogico che trova consenso in quel fenomeno sociale che interessa un po’ tutti e che Bauman definisce “individualismo liquido moderno”. Larga parte della popolazione ha perso o sta perdendo i punti di riferimento ideali, gli orientamenti culturali, una visone d’insieme della società e dell’economia. Non si affida più ne’ a strutture di rappresentanza organizzate, ne’ al “consiglio” degli intellettuali, degli studiosi, delle presone colte o ai leader politici o socio-economici più illuminati. Il presunto interesse immediato, il relativismo culturale ed etico, porta a non considerare le conseguenze più generali e il contesto futuro, e a non riconoscere spesso i propri limiti di conoscenza e di elaborazione razionale e competente degli accadimenti e delle conseguenze.

Quello che succederà con Brexit lo vedremo nei prossimi mesi e anni e vedremo anche quale reazione sarà in grado di mettere in campo l’Europa rimasta ancora unita. A preoccupare non sono tanto gli scenari economici ma quello che l’Europa divisa non sarà in grado di fare dal punto di vista politico culturale, declinando dal proprio ruolo di “maestra” della convivenza e del dialogo, necessario a far incontrare le diverse culture e i diversi interessi in pace e sicurezza. Infatti il patrimonio più prezioso dell’Europa è l’aver saputo, dopo secoli di scontri e guerre, trovare quel modo di serena vita in comune tra culture, lingue e tradizioni diverse. Da oltre 70 anni l’Europa democratica è in pace e ha garantito benessere e prosperità a centinaia di milioni di persone. La cooperazione tra gli stati europei prima e la realizzazione dell’Unione Europea e la moneta unica poi, ha generato una speranza ulteriore di pace e di benessere anche per il futuro, nonostante le difficoltà economiche che stiamo vivendo da molti anni.

Qualcuno pensa che stare ogni nazione per conto proprio può risolvere meglio vari problemi, ad esempio quello dell’immigrazione e quello dell’economia. Un errore di valutazione grave e senza sbocchi, sullo scenario globalizzato. I piccoli stati europei non avranno nessun ruolo e il problemi si dovranno risolvere in un angusto territorio e con limitate risorse.

Tutti auspichiamo un’ Europa migliore e anche diversa, questa va però costruita non demolita. La stessa cosa si può dire della democrazia, sappiamo che quella che abbiamo è imperfetta ma non per questo auspichiamo un regime totalitario, cerchiamo invece e lavoriamo continuamente per migliorarla. Così dobbiamo fare con la nostra più grande patria, Europa.

Edo Billa