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Quale futuro per Uber e TAXI: tema di costante attualità.

Di che si tratta? Di un servizio di trasporto di persone (e non solo) che può essere prenotato con l’applicazione mobile, tramite il quale i clienti possono inoltre tener traccia in tempo reale della posizione dell’auto prenotata (Wikipedia).

Uber è stata lanciata ufficialmente nel 2010 a San Francisco.

Il calcolo del costo della corsa è simile a quello dei taxi, ma non è effettuato tra il conducente ed il cliente ma direttamente tra quest’ultimo ed Uber, attraverso una carta di credito.

Per entrare a far parte di Uber, in qualità di fornitori del servizio, occorre soddisfare alcune condizioni (fedina penale pulita, possesso auto, revisione auto per verificarne le condizioni, assicurazione contro danni a terzi, ecc.)

Contro Uber si sono subito scatenati i tassisti, non solo quelli italiani. Così alcuni tribunali italiani si sono pronunciati contro l’utilizzo di Uber. Non vanno molto meglio per Uber nemmeno le cose all’estero.

Queste prime iniformazioni ci dicono che Uber va collocato nel quadro delle grandi trasformazioni intervenute nel corso degli ultimi decenni che hanno rivoluzionato le modalità di comunicazione a distanza. Si è passati così dal telefono fisso al telefono mobile, ad internet ed alle successive trasformazioni in smartphone e tablet, e tante altre cose ancora.

La tecnologia non è mai un elemento periferico del panorama: irrompe sulla scena e mette in crisi le intelaiature dominanti.

La normativa che regole la mobilità delle persone attraverso l’utilizzo di un mezzo privato risale al tempo in cui, in assenza delle trasformazioni indicate, il monopolio del servizio era in mano ai taxi.

La Comunità Economica Europea ha preso decisa posizione contro le barriere che impediscono il movimento dei nuovi soggetti come Uber. “Spetta ai consumatori decidere quale servizio è il migliore”, ha affermato Jyrki Katainen, commissario europeo alla crescita, riassumendo le prese di posizione della stessa Comunità.

Se c’è richiesta di Uber è bene non restare sordi poichè si parla di un’iniziativa rientrante nel campo della cosidetta economia collaborativa che, solo nel 2015, ha prodotto redditi lordi complessivi per 28 miliardi di euro in un settore in rapida crescita.

In Italia la questione è presente nel ddl sulla Concorrenza ed è stata oggetto di inevitabili contrapposizioni. Si è così pervenuti alla decisione di delegare al Governo la materia di Ncc ed Uber.

Insomma, tutto ci dice che occorra affrontare il problema che nasce oggi perchè frutto di cambiamenti epocali che richiedono una diversa capacità di lettura ed elaborazione.

E’ necessario che Taxi, Ncc e Uber convivano nel quadro di una nuova regolamentazione più in linea con le richieste ed esigenze dei cittadini.

L’utilizzo intelligente di un nuovo mezzo deve avvenire non soppiantando le vecchie strumentazioni, ma affiancandole, così da dar vita ad una offerta articolata in grado di soddisfare le diverse esigenze degli utenti.

Chi utilizza questi mezzi non è un cittadino tipo ma diverse categorie di persone con caratteristiche differenziate ed esigenze multiformi.

Tali considerazioni sono confermate dalla presa di posizione dellìAutorità garante della concorrenza e del mercato. L’Antitrust auspica che “il legislatore intervenga con la massima sollecitudine al fine di regolamentare – nel modo meno invasivo possibile – queste nuove forme di trasporto non in linea, in modo da consentire un ampliamento delle modalità di offerta del servizio a vantaggio del consumatore”.

Non va poi trascurato che l’ampliamento dell’offerta, in regime di vera concorrenza, aiuta a tenere i prezzi in linea con le esigenze degli utilizzatori del servizio.

Anche i dirigenti Uber sono consapevoli della esigenza di modificare le caratteristiche dell’offerta per essere più in linea con i cittadini. Oggi Uber monitora i propri autisti tramite l’app per rendere sempre più sicuro il servizio.

Insomma, siamo fiduciosi sul futuro di questo servizio, ma constatiamo che l’approfondimento del problema non è coerente con la complessità della questione. Non c’è un dibattito di massa ed il periodo di crisi economica e sociale non aiuta certo tale approfondimento.

Il tema però è importante per un Paese come l’Italia a forte vocazione turistica che ha il dovere di offrire, non soltanto ai cittadini italiani, ma ai milioni di uomini e donne che ogni anno affollano le nostre città un servizio di qualità su tutti i versanti.

Il turiosmo è una filiera, una catena della qualità, la cui valutazione è determinata non soltanto dalla robustezza dell’anello più forte, ma dalla efficienza dell’insieme.

Questo è un modo concreto per rafforzare l’economia e migliorare il benessere.

Il trasporto pubblico e privato, le nuove modalità di offerta del servizio, la concorrenza sono i pilastri di questa nuova costruzione.

E la scommessa su questo fronte è vincente tenendo conto dell’utilizzo dei più moderni mezzi di comunicazione soprattutto da parte delle ultime generazioni che acquisiscono, sin dai primi anni di vita, le migliori modalità di utilizzo delle nuove tecnologie.

Gianni Di Natale