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Storica riforma del Terzo settore

Quello del Terzo settore, che la legge definisce “il complesso degli enti privati costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale e che, … promuovono e realizzano attività di interesse generale mediante forme di azione volontaria e gratuita o di mutualità o di produzione e scambio di beni e servizi”, è una parte del mondo socio-economico non sempre considerato come una grande risorsa per il nostro Paese e dalle enormi potenzialità civili e di benessere collettivo. Gli enti del Terzo settore coinvolgono oltre 6 milioni di persone, con benefici diretti o indiretti praticamente per tutti i cittadini; producono 67 miliardi di euro di fatturato (pari al 4,3% del Pil), e danno lavoro a circa 650.000 persone, senza contare l’enorme valore, non quantificabile economicamente, dell’attività dei volontari.

Si attendeva da anni questa riforma che demanda comunque al Governo il varo entro 12 mesi dei decreti attuativi. Quindi prima di avere concretamente la nuova norma operativa dobbiamo attendere ancora un po’. Il giudizio degli operatori del settore e di gran parte del mondo politico ed economico è generalmente positivo e comunque va considerato che la nuova legge mette ordine in un settore da troppo tempo trascurato, ridisegnando le regole per le associazioni, fondazioni e cooperative sociali, e prevede il riordino, la revisione della disciplina e la definizione del codice del Terzo settore. Inoltre viene costituito il Consiglio nazionale del Terzo Settore e la Fondazione Italia Sociale per mobilitare donatori privati.

I contenuti in sintesi:

Tutti i soggetti del Terzo settore vengono riuniti in un’unica categoria intesa come il complesso degli enti privati costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale. L’obiettivo della norma è una drastica semplificazione, cominciando da una definizione civilista uniforme fino a un disboscamento delle tante norme in materia fiscale che si sono moltiplicate nel corso degli anni.

Dopo 74 anni viene prevista la riforma del codice civile per quanto riguarda le associazioni e le fondazioni, al fine di rivedere e semplificare il procedimento per il riconoscimento della personalità giuridica, definire le informazioni obbligatorie da inserire negli Statuti e negli Atti costitutivi, prevedere obblighi di trasparenza e di informazione, anche verso i terzi, attraverso forme di pubblicità dei bilanci e degli altri atti fondamentali dell’ente.

Il Governo con l’attuazione delle deleghe è chiamato al riordino e alla revisione organica della disciplina vigente sugli enti del Terzo settore con la redazione di un codice per la raccolta e il coordinamento delle disposizioni.

Inoltre il Governo dovrà riorganizzare il sistema di registrazione degli enti e di tutti gli atti di gestione rilevanti, secondo criteri di semplificazione e tenuto conto delle finalità e delle caratteristiche di settore, attraverso la previsione di un registro unico nazionale del Terzo settore, suddiviso in specifiche sezioni.

Sono previsti il riordino e la revisione organica della disciplina in materia di attività di volontariato e di promozione sociale. Parallelamente si prevede uno specifico riconoscimento e una valorizzazione per le organizzazioni di volontariato: in particolare nei decreti delegati andranno valorizzati i principi di gratuità, democraticità e partecipazione, e andrà favorita all’interno del Terzo settore “la specificità delle organizzazioni di soli volontari, comprese quelle operanti nella protezione civile, e le tutele dello status di volontario”.

La norma prevede inoltre una revisione delle norme per facilitare e sostenere l’imprenditoria sociale che si accompagni a quella esistente, in grado di affrontare, con una finalità sociale, i tanti bisogni che oggi non trovano una risposta appropriata. L’impresa sociale viene fatta rientrare a pieno titolo nel complesso degli enti del terzo settore ed è definita come organizzazione privata che svolge attività d'impresa per finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale che destina i propri utili prioritariamente allo svolgimento delle attività statutarie adottando modalità di gestione responsabili e trasparenti, e favorendo il più ampio coinvolgimento dei dipendenti, degli utenti e di tutti i soggetti interessati alle sue attività.

Si prevede la revisione del sistema dei Centri servizio volontariato con una ridefinizione dei compiti a essi attribuiti, anche in riferimento alla loro governance.

Il sistema di verifica è affidato al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, che si avvarrà dell’aiuto di un nuovo organismo, il “Consiglio nazionale del Terzo settore” descritto come “organismo unitario di consultazione degli enti di Terzo settore a livello nazionale”.

Nascerà il “servizio civile universale”, primo passo per arrivare all’obiettivo fissato dal governo di 100 mila volontari l’anno. I giovani potranno partecipare ai progetti di servizio civile con un età tra i 18 ai 28 anni, sia italiani che stranieri con regolare permesso di soggiorno. Viene stabilito anche che il governo dovrà procedere al “riordino e revisione della Consulta nazionale per il Servizio civile universale”, presentata come “organismo di consultazione, riferimento e confronto per l'Amministrazione …”.

La legge delega prevede anche la revisione complessiva della definizione di ente non commerciale ai fini fiscali, legando tale definizione alle finalità di interesse generale perseguite dall'ente. Si prospetta dunque l’introduzione di un regime tributario di vantaggio che tenga conto delle finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale dell'ente, del divieto di ripartizione, anche in forma indiretta, degli utili o degli avanzi di gestione e dell'impatto sociale delle attività svolte dall'ente.

È previsto un Fondo per sostenere lo svolgimento di attività di interesse generale con il finanziamento di iniziative e progetti promossi da organizzazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale e fondazioni comprese tra gli enti del Terzo settore.

Infine la norma istituisce la Fondazione Italia sociale, con lo scopo di sostenere la realizzazione e lo sviluppo di interventi innovativi, mediante l'apporto di adeguate risorse finanziarie (che dovrebbero arrivare soprattutto dai privati).

Edo Billa